In un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, L!O ha parlato di Hold Me, il singolo che ha segnato il suo debutto
Hold me è il singolo che ha segnato il debutto del giovane cantautore L!O. L’artista ha parlato di questo brano, ma anche di cosa lo ispira, in un’intervista rilasciata ai nostri microfoni.
Hold me segna il tuo debutto ufficiale sul mercato discografico. Quali emozioni si provano a veder nascere e condividere finalmente il proprio primo singolo?
«Vedere il mio primo brano finalmente pubblicato è la più grande soddisfazione che potessi desiderare nella musica che sto facendo. È il traguardo a cui aspira chiunque faccia musica: riuscire a rendere qualcosa di profondamente proprio qualcosa di tutti. È bellissimo pensare che una canzone, nata da emozioni, pensieri e momenti personali, possa diventare pubblica e arrivare ad altre persone, che magari riusciranno a ritrovare un po’ di sé dentro la mia musica e, in fondo, dentro la mia storia. Condividere questo brano è per me un momento di grandissima felicità. È proprio in quell’istante che capisci davvero come tutto ciò che fino a quel momento è rimasto nella tua camera, tra le mani che suonavano il tuo piano e le poche occasioni in cui hai avuto modo di portare quel brano fuori, nel mondo, diventi finalmente qualcosa di condivisibile, qualcosa che non appartiene più soltanto a te. Ed è forse questo il significato più autentico della musica: condividere una parte di sé per permettere agli altri di ritrovarsi, anche solo per un momento, dentro quella scatola piena di emozioni, ricordi e storie che si chiama canzone».
Quanto c’è di autobiografico in questo testo e quanto è stato difficile mettersi così a nudo?
«Il testo e la canzone raccontano una storia autobiografica, legata a quella che potremmo definire una mia esperienza adolescenziale. Raccontano di come, a volte, ci si possa rendere conto del vero valore di una persona proprio nel momento in cui la si vede allontanarsi da noi. È una sensazione che non appartiene necessariamente a un’età precisa: potrebbe essere la storia di un ragazzo, di una ragazza o anche di un adulto. In fondo, tutti possiamo ritrovarci nella paura di perdere qualcuno a cui teniamo profondamente e nella consapevolezza che arriva, a volte, troppo tardi. Nel brano ho scelto di mettere a nudo le mie emozioni in maniera molto chiara e schietta, senza cercare di nasconderle o di renderle più belle di quello che sono. Credo che sia proprio questa trasparenza a dare ancora più valore al testo e al significato della canzone, rendendola il più reale e autentica possibile. Raccontarsi attraverso una canzone non è affatto semplice, soprattutto quando lo si fa in maniera così diretta. Significa esporsi, mostrare una parte di sé e permettere agli altri di entrare in qualcosa che, fino a quel momento, era stato soltanto nostro. Ma è anche una delle cose che ho imparato osservando e studiando i grandi artisti che mi ispirano. Credo che sia proprio la capacità di raccontarsi senza paura a rendere questi artisti, nonostante la loro fama e il loro successo, più vicini a noi. Quando scopriamo le loro fragilità, le loro esperienze e le loro emozioni, iniziamo a percepirli non soltanto come grandi celebrità, ma come persone reali, con storie e sentimenti in cui possiamo riconoscerci. E questo cambia anche il modo in cui ascoltiamo la loro musica. È proprio per questo che cerco di creare una musica reale, autentica e trasparente, soprattutto nei suoi contenuti. Voglio che ciò che racconto sia sincero, che non abbia bisogno di essere filtrato o costruito, e che chi ascolta possa comprendere davvero quello che sto cercando di raccontare».
Ti ispiri a giganti del pop contemporaneo come Justin Bieber e Sam Smith. In che modo la loro musica ha influenzato il tuo modo di scrivere e di concepire questo genere?
«La musica degli artisti che ho sempre ascoltato mi ha influenzato innanzitutto nella scelta della lingua. L’inglese è diventato la lingua in cui preferisco scrivere le mie canzoni, ma soprattutto quella in cui mi sento più libero di cantare e di esprimere le mie emozioni. È una lingua nella quale, artisticamente, riesco a riconoscermi e a trovare una naturalezza che sento molto mia. Allo stesso tempo, i grandi artisti moderni che mi hanno ispirato, insieme a tanti cantanti più classici e meno contemporanei, mi hanno fatto comprendere un altro aspetto fondamentale della musica: dietro canzoni che possono sembrare molto pop, elettroniche o apparentemente semplici, spesso esistono basi musicali molto solide, costruite su una vera conoscenza dell’armonia e su una parte strumentale reale e studiata. Questo l’ho capito soprattutto osservando e studiando le loro performance più essenziali e “nude”: quelle versioni in cui una grande hit pop internazionale viene privata di gran parte della produzione e rimangono principalmente la voce, uno strumento e l’armonia della canzone. È proprio in quei momenti che si riesce a capire quanto lavoro musicale ci sia dietro un brano che, nella sua versione finale, può sembrare completamente immerso nella produzione pop ed elettronica. Queste esperienze mi hanno aiutato a capire anche quale direzione voglio dare alla mia musica. Vorrei partire sempre da un’idea forte, soprattutto dal punto di vista del concetto e di ciò che voglio raccontare, ma esprimerla attraverso una forma che possa essere fruibile e comprensibile da tutti. Mi piace inoltre giocare con il contrasto tra il contenuto e il suono: raccontare emozioni o storie anche molto intime e personali, ma accompagnarle con sonorità più allegre, leggere e coinvolgenti. Credo che proprio questo contrasto possa rendere una canzone ancora più interessante e permettere a chi ascolta di avvicinarsi a un contenuto profondo senza sentirlo necessariamente distante. Alla base, però, voglio che rimanga sempre una struttura armonica solida, costruita e pensata musicalmente, sulla quale inserire in un secondo momento sonorità, produzioni e sound più pop, moderni e internazionali».
Alla base del tuo linguaggio musicale ed emotivo c’è il pianoforte. Come si sviluppa di solito il tuo processo creativo? Nasce prima la melodia al piano o il testo?
«I miei brani non nascono soltanto da me, ma sono il risultato della collaborazione con diverse persone che mi accompagnano soprattutto nella parte testuale e creativa della canzone. Per me la scrittura è infatti un processo condiviso, nel quale ogni persona può portare il proprio punto di vista, la propria sensibilità e il proprio modo di vivere un’emozione. Generalmente partiamo da un pianoforte. Ci sediamo, parliamo e cerchiamo innanzitutto di capire quale argomento vogliamo affrontare e quale direzione vogliamo dare al brano dal punto di vista del contenuto. Da lì iniziamo a lavorare sulla parte musicale, cercando l’armonia che possa valorizzare al meglio una melodia che magari ci era già venuta in mente.
Non è però sempre così. A volte il processo parte da una semplice idea musicale, da un giro di accordi, da una melodia o persino da una piccola intuizione nata in un momento qualsiasi. Non abbiamo quindi un metodo rigido: cerchiamo semplicemente di seguire ciò che sentiamo in quel momento e di capire dove quell’emozione ci può portare. Ed è proprio questo, forse, l’aspetto più difficile ma anche più bello del processo creativo: riuscire per un momento a staccarsi dalla realtà e a guardare ciò che sta accadendo da fuori. Bisogna essere capaci di fermarsi e comprendere che, in quel preciso istante, si sta creando qualcosa di bello, e avere la sensibilità per lasciarsi trasportare da quella sensazione senza cercare necessariamente di controllarla. È un processo fatto di intuizione, ascolto e collaborazione, nel quale spesso non sai esattamente dove arriverai quando inizi. Poi, passo dopo passo, quella prima emozione si trasforma in una melodia, in un’armonia, in delle parole e infine in qualcosa di concreto. Ed è proprio lì che nasce la canzone: quando tutte queste parti riescono a incontrarsi e a trasformare un’emozione, anche difficile da spiegare a parole, in qualcosa che può essere ascoltato».
Sappiamo che questo singolo è solo la prima tappa di un lungo percorso. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi mesi? Seguiranno la stessa linea intima di “Hold me” o sperimenterai altre sonorità?
«Nei prossimi mesi, partendo probabilmente da una nuova pubblicazione entro la fine dell’anno, inizierà un percorso che ci accompagnerà fino alla pubblicazione del mio progetto discografico nella sua interezza. È importante per me parlare di “percorso”, perché il mio progetto nasce proprio dall’insieme delle canzoni. Non sono semplicemente una raccolta di brani, ma capitoli di una storia che, uno dopo l’altro, raccontano qualcosa di me, delle mie esperienze e del mio modo di vivere e interpretare le emozioni. Nel corso di questo viaggio ci saranno diversi sound, mantenendo però sempre un’identità pop dal respiro internazionale e un contenuto molto intimo, personale e, in alcuni casi, se non tutti, autobiografico. Allo stesso tempo, ci saranno anche delle sorprese e la volontà di sperimentare. Non voglio infatti limitarmi a un’unica idea di pop: in alcuni brani ci sarà un approccio più contemporaneo e prodotto, mentre in altri esplorerò una dimensione pop leggermente più classica, più vicina alla tradizione musicale e all’importanza della voce e dell’interpretazione. È anche un modo per mettermi alla prova e permettere alla mia voce di confrontarsi con linguaggi e atmosfere differenti. Credo che sia proprio questa varietà a rendere interessante il progetto: poter attraversare sonorità diverse mantenendo sempre un filo conduttore, che è il racconto personale e la sincerità di ciò che voglio esprimere. Quello che troverete, quindi, sarà un viaggio raccontato attraverso la musica e le parole. Un viaggio che nasce da esperienze molto intime, ma che musicalmente vuole rimanere leggero, accessibile e coinvolgente. Potremmo definirlo proprio così: un viaggio intimo nel contenuto, ma leggero nel suono, nel quale ogni canzone rappresenta un momento e ogni momento aggiunge un nuovo tassello alla storia che voglio raccontare».
Se dovessi descrivere la tua identità artistica con tre parole, quali sceglieresti?
La mia identità artistica la descriverei con queste tre parole:
- INTIMA, poichè racconto esperienze, emozioni e momenti personali, trasformando la mia storia in musica.
- AUTENTICA, perché metto a nudo ciò che provo, senza filtri, cercando di rendere ogni canzone vera e profondamente mia.
- POP, perché provo ad utilizzare un linguaggio musicale immediato, moderno e accessibile, con sonorità internazionali capaci di arrivare a tutti.
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